Come sopra visto il criterio di valutazione applicabile attualmente in Italia nel bilancio civilistico alle immobilizzazioni materiali strumentali è quello del costo storico ammortizzato, come stabilito dall’art. 2426 e dal principio contabile OIC 16, pur con le eccezioni sopra menzionate per i terreni strumentali e non strumentali e per  i fabbricati civili non strumentali.

Le nuove norme civilistiche ipotizzate da OIC mantengono il costo storico ammortizzato come metodo di valutazione di riferimento per le immobilizzazioni materiali «la cui utilizzazione è limitata nel tempo», specificando nondimeno che l’ammortamento sistematico dovrà essere effettuato «in relazione con la residua possibilità di utilizzazione dei componenti di ciascuna immobilizzazione». Questa particolare annotazione richiama l’«approccio per componenti» dell’ammortamento delle immobilizzazioni materiali strumentali in ambito IFRS, così come imposto dallo IAS 16. Ciò significherà, nella prassi, che le immobilizzazioni materiali di natura strumentale, qualora caratterizzate dalla presenza di componenti di valore significativo rispetto al valore complessivo del bene ed aventi al contempo una vita utile significativamente diversa rispetto al bene nel suo complesso (p.e. un locomotore, il cui motore ha verosimilmente una vita utile differente rispetto al telaio), dovranno essere ammortizzate determinando una quota «composita», che tenga conto del valore di tali componenti «significativi» e della loro differente vita utile, che non potrà comunque superare quella del bene nel suo complesso.

Nell’ambito dell’applicazione del costo storico ammortizzato, l’Ipotesi OIC mantiene l’obbligo di svalutazione per perdite durevoli di valore, con necessità di ripristinare il valore precedentemente svalutato nel caso in cui le cause di svalutazione vengano meno.

La novità più rilevante, nondimeno, è rappresentata dal fatto che, per questa categoria di immobilizzazioni, l’Ipotesi OIC preveda anche  la facoltà di adottare il criterio di valutazione al valore equo (Fair value), a condizione che questo possa essere determinato in modo attendibile e che detto criterio sia applicato all’intera categoria di beni. Non si potrà pertanto valutare, ad esempio, un macchinario al costo storico ammortizzato e un altro macchinario, parimenti strumentale all’attività produttiva dell’impresa, al valore equo. Dovrebbe essere invece possibile, a nostro avviso, applicare il valore equo a tutti i beni appartenenti alla medesima categoria, utilizzando tuttavia il costo storico ammortizzato per quelli per i quali la determinazione del valore equo stesso risultasse non fattibile per motivi tecnici o troppo onerosa per l’impresa. In questi casi, che dovrebbero restare comunque eccezionali nell’ambito di un’applicazione del criterio del valore equo, l’impresa dovrebbe motivare adeguatamente l’utilizzo «residuale» del costo storico ammortizzato nelle note al bilancio.

Nel caso in cui si adotti il criterio del valore equo per le immobilizzazioni materiali strumentali, le differenze di valore tra un esercizio e l’altro devono essere contabilizzate in contropartita di un’apposita riserva patrimoniale, che sarà distribuibile solo «in misura corrispondente al valore recuperato». Qualora si debba contabilizzare una perdita di valore, essa troverà pure contropartita nella medesima riserva di rivalutazione, fino a capienza. L’eventuale eccedenza della svalutazione dovrà tuttavia essere contabilizzata a conto economico.

E’ interessante a questo proposito rilevare che il Codice civile ipotizzato dall’OIC non specifica il trattamento contabile degli eventuali ripristini di valore, nel caso in cui si adotti il criterio del valore equo. Sarebbe opportuno in queste fattispecie fare riferimento a quanto stabilito dal principio internazionale IAS 16, che prevede l’utilizzo del criterio del valore equo in alternativa a quello del costo storico ammortizzato per le immobilizzazioni materiali strumentali. La norma internazionale specifica infatti (§§39-40) che, in caso di ripristino di valore di un bene valutato al valore equo e precedentemente svalutato, il corrispondente aumento di valore del cespite sia contabilizzato a conto economico solo per la porzione corrispondente alla svalutazione precedentemente imputata a conto economico, mentre, per l’eventuale eccedenza, esso debba essere contabilizzato nella riserva di rivalutazione.

Il valore equo è ammortizzabile

Come ben sottolineato dall’Ipotesi OIC, che riprende i contenuti dello IAS 16, §§31-42, le immobilizzazioni materiali strumentali valutate con il criterio alternativo del valore equo devono essere sistematicamente ammortizzate, se la loro utilizzazione è limitata nel tempo. L’ammortamento, alla fine di ogni esercizio, deve essere calcolato sul valore equo risultante alla chiusura dell’esercizio precedente. Il nuovo valore netto contabile che risulta da tale processo dovrà, in secondo luogo, essere confrontato con il valore equo esistente alla fine dell’esercizio e rivalutato (o svalutato) se necessario, con le modalità sopra delineate.