L’ammortamento e i Principi contabili Internazionali – IAS 16 e 39

Secondo i principi contabili internazionali (IAS 16 e IAS 39), le immobilizzazioni, sia esse materiali che immateriali, devono essere rilevate inizialmente in contabilità in base al criterio del costo.

Questo criterio non deve essere applicato o comunque deve essere opportunamente applicato, nei casi di immobilizzazioni acquisite grazie a contributi pubblici, ad aggregazioni di imprese o tramite contratti di leasing finanziario.

Il costo deve essere inteso come costo di acquisto nel caso di immobilizzazioni acquistate da terzi  e come costo di produzione nel caso di immobilizzazioni prodotte in economia. 

Il costo di acquisto è dato innanzitutto dal prezzo di acquisto pagato, comprensivo di eventuali dazi all’importazione e tasse di acquisto non recuperabili. Dal prezzo vanno dedotti sconti commerciali e abbuoni.

Devono essere capitalizzati sul bene anche i costi di smantellamento e rimozione del bene e i costi di bonifica del sito su cui insiste un’immobilizzazione materiale nei casi in cui vi sia un’obbligazione attuale dell’impresa in conseguenza di eventi passati e il cui adempimento si suppone si concretizzi nell’impiego di risorse atte a produrre benefici economici.

 Al costo di acquisto vanno poi aggiunti gli oneri accessori di diretta imputazione.

 

Nel caso di acquisto di un’immobilizzazione il costo è rappresentato dal prezzo pagato al fornitore. Tuttavia nell’ipotesi in cui il contratto preveda una dilazione di pagamento che va oltre quelle normalmente concesse, il costo del bene da iscriversi nell’attivo del bilancio è rappresentato dal prezzo in contanti, mentre la differenza tra il costo effettivo del bene e tale prezzo in contanti rappresenta un onere finanziario.

 Sono comprensivi nel concetto di costo tutti gli oneri accessori sostenuti per avere il bene funzionamte come sopra visto.

Costruzione in economia

Il costo di fabbricazione di un immobilizzazione materiale o immateriale include i costi diretti e una quota parte delle spese generali di produzione fisse e variabili sostenute per l’ottenimento delle immobilizzazioni.  Si considerano costi generali fissi di produzione quei costi indiretti di produzione che rimangono relativamente costanti al variare del volume della produzione, mentre sono definiti costi generali variabili di produzione quei costi indiretti di produzione che variano, direttamente o quasi, con il volume della produzione,  come materiali e manodopera indiretti.

Gli altri costi sono inclusi nel costo delle immobilizzazioni costruite in economia solo nella misura in cui essi sono sostenuti per portare le attività nel luogo e nelle condizioni attuali. Per esempio, può essere appropriato capitalizzare i costi di progettazione di immobili specifici.

Non possono essere compresi nel costo di produzione, a titolo di esempio: anomali ammontare di materiali di scarto, lavoro o altri costi di produzione;

Le spese generali amministrative che non contribuiscono a portare i beni nel luogo e nelle condizioni attuali. (IAS 2)

 

In taluni casi è ammessa la capitalizzazioni degli oneri finanziari. (idem come sopra visto)

 Dopo la prima iscrizione in contabilità, le immobilizzazioni, materiali ed immateriali, possono essere iscritte in bilancio con due criteri alternativi:

 

Secondo i principi contabili internazionali, le immobilizzazioni materiali ed immateriali, vanno iscritte inizialmente in contabilità secondo il criterio del costo.

Dopo la prima iscrizione in contabilità, esse possono essere iscritte in bilancio con due criteri alternativi:

 

 Fair value

L’espressione fair value indica il valore di mercato del bene. Esso è dato dal valore al quale il bene può essere scambiato con terzi in una libera transazione tra parti consapevoli e disponibili. Qualora non esiste un valore di mercato del bene in questione il fair value è dato dal costo di sostituzione ammortizzato.

 L’applicazione del criterio del fair value, necessita di un mercato attivo nel quale:

Per la determinazione del fair value, per le immobilizzazioni, si fa in genere riferimento al valore determinato da un perito.  

Il fair value deve essere valutato dall’impresa ad ogni bilancio. Il bene deve formare oggetto di rivalutazione solamente qualora si manifesti una rilevante divergenza rispetto al valore contabile.

Nel caso venga rivalutato un elemento di immobile, impianto e macchinario occorre rivalutare l’intera classe alla quale il bene appartiene.

Qualora si procede a rivalutare un’immobilizzazione materiale occorre procedere ad una rideterminazione anche degli ammortamenti. In nessun caso le rivalutazioni possono essere superiori al valore d’uso del bene.

 

Per quanto concerne le attività immateriali va osservato che il metodo della rideterminazione del valore non sempre può essere impiegato a causa dell’assenza di un mercato attivo per talune di esse che non consente la determinazione del fair value.

 

La valutazione delle immobilizzazioni in base al fair value può comportare una variazione del valore del bene da un bilancio all’altro con una conseguente rivalutazione o svalutazione dello stesso. In caso di rivalutazione, il maggior valore del bene deve essere iscritto in una riserva di Patrimonio Netto (riserva di rivalutazione) non distribuibile che non concorre alla formazione del reddito dell’esercizio. Nel caso in cui la rivoluzione è successiva rispetto ad una precedente svalutazione, essa deve essere imputata a Conto economico, fino a concorrenza della svalutazione. In caso di svalutazione del bene, il minor valore deve essere portato, innanzitutto in diminuzione dell'eventuale riserva di rivalutazione costituita negli esercizi precedenti e,  per la parte che non trova capienza in essa, deve essere portata a Conto economico come componente negativo del reddito dell’esercizio.

Criteri per la determinazione delle quote di ammortamento

Sia nel caso di valutazione al costo che nel caso in cui si applica il metodo della rideterminazione del valore le immobilizzazioni materiali devono essere ammortizzate.

Lo IAS 16 prevede che il valore ammortizzabile di un’attività sia ripartito in base ad un criterio sistematico durante la sua vita utile.

La sistematicità dell'ammortamento non impone l’uso di quote costanti, bensì presuppone che le quote di ammortamento siano determinate sulla base di un piano preordinato.

 Il valore ammortizzabile è dato dalla differenza tra il valore contabile del  e il valore residuo dello stesso.

Il valore residuo è il valore stimato realizzabile dalla dismissione del bene, al netto dei costi stimati di dismissione, se il bene  fosse già al tempo e nella condizione attesa alla fine della sua vita utile. Spesso il valore residuo non è significativo e dunque di esso non si tiene conto nel calcolo delle quote di ammortamento.

 

La vita utile del bene deve essere determinata tenendo conto:

Sia il valore residuo che la vita utile del bene devono formare oggetto di revisione almeno a ogni chiusura di esercizio, se le aspettative differiscono dalle precedenti stime.

 Inizio dell’ammortamento

Le immobilizzazioni materiali devono essere ammortizzate quando queste sono disponibili all’uso ad esempio a partire dal momento in cui il bene è nel luogo e nelle condizioni necessarie per poter essere utilizzato secondo quanto stabilito dalla direzione aziendale.

L’ammortamento di un’attività cessa quando l’attività è eliminata contabilmente. Quindi, l’ammortamento non cessa quando l’attività diventa inutilizzata o non è più in uso ed è destinata alla dismissione a meno che l’attività non sia completamente ammortizzata.

 

Lo IAS 16 ammette tre diversi metodi per il calcolo delle quote di ammortamento:

Il metodo di ammortamento a quote costanti consiste nell’applicare una quota costante durante la vita utile se il valore residuo del bene non cambia.

Il criterio a quote proporzionali ai valori residui comporta una quota di ammortamento decrescente durante la vita utile. Il metodo per unità di prodotto consiste nel calcolare una quota di ammortamento basata sull’utilizzo atteso o sulla produzione ottenuta dal bene.

 

La scelta tra i diversi metodi deve essere fatta in modo da applicare il metodo che meglio permette di esprimere i benefici economici futuri generati dal bene.  Il metodo scelto non deve variare da un esercizio all’altro salvo che non si verifichi un cambiamento nei benefici economici futuri attesi dal bene.